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Marco Cavicchioli è docente, divulgatore e consulente di Web Marketing, oltre che Youtuber apprezzato e seguito, sui temi legati al digital.

Si occupa di web dal lontano 1999 e oggi, dopo un’esperienza quasi ventennale, tramite il suo sito marcocavicchioli.it, offre corsi e consulenze a professionisti ed aziende, che vogliono investire, e crescere, nel digitale.

Nel suo sito puoi trovare, grazie ad un’intensa attività di blogging, che Marco cura costantemente da anni, numerosi spunti e approfondimenti su temi come innovazione e branding, che sono basilari e propedeutici allo sviluppo e alla crescita di una start-up e, in generale, a quello di un sistema economico di un Paese “del primo mondo”, come l’Italia.

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Ciao Marco e benvenuto su Matico 🙂

DOMANDA: Nel tuo sito ho letto che ti occupi di web dal 1999 – praticamente un’eternità – ci racconti la tua “prima volta” con Internet? Qual è stato il colpo di fulmine, che ti ha fatto capire che avresti voluto dedicare la tua vita a questo settore?

RISPOSTA: Al tempo studiavo al Conservatorio di Torino, e decisi di mettere online alcune mie composizioni musicali (all’epoca si usavano ancora i file midi, perché gli MP3 dovevano ancora diffondersi). Feci il mio primo sito personale con Word (perdonatemi, ma non sapevo quello che stavo facendo) e lo pubblicai su Tiscalinet. Si posizionò su Google. Allora mi domandai: “ma vuoi vedere che sono bravo a fare siti web ed a posizionarli su Google”?

Il giorno in cui mi accorsi di essere primo addirittura per la query generica “curriculum” fiutai il business. 😉 Il resto potrei persino dire che è stato in discesa.

D: Marco, ti definisci un growth hacker, figura che, come spesso capita in Italia, fa fatica ad affermarsi e ad essere riconosciuta, a livello professionale. Ci spieghi precisamente di cosa si occupa un growth hacker?

Facciamo un esempio. Sono un piccolo imprenditore, mi occupo di calzature. La mia è una piccola azienda della provincia marchigiana, ho 3 dipendenti, e nei primi 2 anni di attività ho registrato un certo interesse a livello locale, in termini di numero di clienti e fatturato. Ora ho deciso che è arrivato il momento di “spiccare il volo”. Mi rivolgo a Marco Cavicchioli.

Cosa può fare, concretamente, un growth hacker per la mia azienda?

R: La prima cosa che fa un vero growth hacker è… stravolgere l’azienda! Non scherzo: in Italia le aziende davvero ready-to-go-online sono davvero pochissime (mai incontrata una in vita mia). Quindi per prima cosa bisogna prepararle e predisporle per fare business online. Le aziende infatti NON si “portano online”: si fanno evolvere, con le buone o con le cattive, per assicurarsi che siano davvero in grado di sfruttare le potenzialità di Internet. Questo è sempre lo scoglio maggiore, perché serve molto tempo, e molta determinazione (e molte alla fine mollano prima di esserlo diventate).

Quando sono pronte, e solo quando sono pronte, le aiuto a scegliere come investire, perché i budget sono sempre limitati, ed il compito del growth hacker è trovare il modo di farle crescere anche con budget limitati.

Purtroppo le aziende piccole, con budget microscopici, non possono seguire questo percorso. Questo è un procsso adatto solo alle aziende che hanno un po’ di budget da investire, in tecnologia e innovazione. E che non hanno paura di cambiare. Da qui si comprende bene perché noi growth hacker in Italia non abbiamo poi così tanto successo…

D: Sul tuo canale YouTube, ad attirare la mia attenzione, e anche quella dei tuoi visitatori, sono stati alcuni video sui bitcoin.

Il bitcoin viene definito una moneta elettronica, un’implementazione pratica del concetto di “criptovaluta”. Ecco, ci spieghi, come se lo dovessi raccontare a un bambino di 8 anni, cos’è un bitcoin e, secondo te, qual è l’impatto che questa nuova valuta, da qui a 5 anni – domanda da un milione di dollari, o di bitcoin – potrebbe avere sull’economia monetaria, a livello mondiale?

R: La risposta in realtà è semplicissima: il bitcoin è una moneta! Solo che non viene emessa e gestita da una Banca Centrale, o da uno Stato: viene emessa e gestita da una rete informatica online che non ha un capo, o un centro. Di fatto la gestiscono gli utenti (o, meglio, quella parte di utenti che possiede un “nodo” della rete).

Ci sono ancora diversi problemi da risolvere, e questa moneta non è ancora molto accettata in giro per il mondo. Se ad esempio la vuoi usare per comprare un gelato, o un’automobile, o l’hosting per un sito web, probabilmente non ci riuscirai, ma se invece la vuoi utilizzare per fare transazioni internazionali a costo zero allora potrebbe essere un’alternativa alle monete tradizionali.

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Personalmente non credo che sarà il bitcoin a rivoluzionare il mondo delle transazioni finanziarie, ma la tecnologia che ne sta alla base, ovvero la blockchain. Non sto a dirvi cosa sia, e come funzioni, perché sarebbe troppo lungo (ma c’è un video su YouTube in cui lo spiego), ma la blockchain può essere utilizzata come base per molte criptovalute, e anche per molte altre applicazioni (come i cosiddetti “smart contracts”, ovvero contratti digitali che non richiedono carta, penna e calamaio…).

Probabilmente serviranno più di 5 anni, ma c’è addirittura chi ipotizza che alla lunga molte banche potrebbero chiudere sostituite da sistemi informatici basati su blockchain! D’altronde se queste monete si diffonderanno sarà molto difficile arrestarle. Diciamo che tra 5 anni la situazione potrebbe non essere molto differente da quella attuale, ma tra 50 sarà TUTTO diverso!

D: Nell’ultimo anno abbiamo assistito alla straordinaria ascesa, a livello mediatico, di un personaggio come Marco Montemagno, che ha acceso i riflettori, in maniera notevole, sul tema del digitale, in un Paese storicamente arretrato e recalcitrante nei confronti dell’innovazione, come l’Italia.

Che opinione ti sei fatto di questo personaggio?

Lo stimi, lo apprezzi o lo reputi “solamente” un grande comunicatore, che ha saputo toccare le corde giuste, a livello emotivo, che gli hanno permesso di “bucare l’Internet”?

R: Ho avuto l’onore di lavorare per Marco per ben 2 volte. Mi sono sempre trovato benissimo con lui, e lo apprezzo da molto tempo. Anzi: lo ammiro, quindi il mio giudizio su di lui è di parte.

Comunque lo ritengo un eccellente comunicatore, come nessun’altro in Italia. Inoltre è una persona molto, molto bene informata sui temi che riguardano Internet e la tecnologia, di sicuro molto di più di molti suoi detrattori. Avercene…

Credo che chi non riconosce le sue qualità o ha gli occhi chiusi, o non li vuole aprire. E chi lo ha conosciuto di persona non credo possa fare altro che apprezzarlo (infatti non sono l’unico).

Se avessimo 10 Monty in Italia la tecnologia e l’innovazione non sarebbero più così tanto ostiche per questo popolo di #trogloditi (come sono solito definirli io, per cercare di spronarli a cambiare). Ma purtroppo ne abbiamo 1 solo (anche se il buon amico Rudy Bandiera, con il suo compare Skande, stanno facendo un altro ottimo lavoro in questo senso).

D: Dal momento che, qui a Matico, ci occupiamo di Marketing Automation…facci conoscere il tuo punto di vista su questo tema.

R: I bot sono il futuro. Non credo che lo si possa negare. Ma secondo me devono essere intelligenti. I bot non particolarmente intelligenti sono solo strumenti per velocizzare procedure o farle gestire in modo ripetitivo. Ma i bot intelligenti sono molto di più: possono fare molte più cose degli umani, e spesso anche molto meglio. Non possono fare tutto, quindi non saranno la soluzione ad ogni problema, e non ci porteranno via il lavoro a tutti, ma più diverranno intelligenti più ci aiuteranno a lavorare meglio.

Temo che chi si opponga farà la stessa fine di quelli che una quindicina di anni fa si opponevano alla diffusione di Internet: ora sono completamente tagliati fuori semplicemente perché non sono riusciti ad adattarsi ad un mondo in continuo ed inarrestabile cambiamento.

Secondo me molte cose non si potranno automatizzare nel marketing (come la creatività, o l’esperienza), ma molte altre invece sì. A partire dalle chat, passando per gli autorisponditori via email, per arrivare fino al customer service per i “soliti” problemi dell’ecommerce (tipo “avevate detto che sarebbe arrivato oggi, ma sono le undici e mezza e non mi è ancora arrivato”).

D: Ultima domanda. Marco Cavicchioli, ti faccio una domanda da recruiter – quindi non aspettarti qualcosa di intelligente 😀 – come ti vedi tra 3 anni? Idee, progetti, novità in cantiere?

R: Faccio spesso da recruiter (non solo per me, ma anche per alcune aziende con cui collaboro), e giuro di non aver mai fatto questa domanda!

A parte gli scherzi, la verità è che non ne ho la più pallida idea. Chi lavora nel mio mondo sa che ogni 15 giorni le cose cambiano. Ogni mese c’è una novità pazzesca, e quello che è accaduto l’anno scorso appartiene oramai ad un passato remoto (ricordatevi ad esempio che l’iPhone è stato lanciato solo 10 anni fa)!

Lavorando in questo settore ci si abitua talmente tanto al cambiamento che passa la voglia di fare previsioni precise sul lungo periodo, tanto sai già che non le azzeccherai! Non dico che si vive alla giornata, ma si sta sempre sul chi-va-là pronti a reagire ai continui ed inevitabili cambiamenti.

Detto questo di idee ne ho sempre fin troppe, e buona parte di esse devo accantonarle per banale mancanza di tempo. Ma le monete virtuali sono qualcosa di così tanto interessante che vorrei proprio fare qualcosa… Qualche idea ce l’ho, ma scommetto che tra un paio di mesi sarà già vecchia! 😃

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